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PARLARE DI COMPETENZE… CON COMPETENZA!

La creazione di Performens s.r.l.s. è nata con il preciso intento di portare avanti il grande lavoro svolto da Emanuela Del Pianto, psicologa dello sviluppo e delle organizzazioni, che è stata la nostra mentore e ha creato best practice, in molte aziende, nel campo delle risorse umane.

Per fare bene il nostro lavoro, partiamo dall’esperienza che abbiamo maturato al suo fianco. Per questo vi proponiamo qui di seguito il suo modello di competenze, con una riflessione sul termine attitudini e competenze tratta dal suo libro “Il processo di selezione e di valutazione del potenziale”, edito dalla Franco Angeli nel 2008.

La differenza tra attitudini e competenze

"Verso la metà degli anni ’90 il tema delle competenze diviene di particolare attualità, nell’ambito delle Risorse Umane. In particolare ne vengono considerati due aspetti: quello personale e quello organizzativo.

Il primo identifica le conoscenze tecniche, i comportamenti e le caratteristiche personali, ritenute importanti nella gestione di un determinato ruolo. Il secondo identifica, invece, i comportamenti organizzativi ed i risultati delle prestazioni che una determinata posizione di lavoro deve produrre all’interno del funzionamento aziendale.

…sia la letteratura che l’esperienza realizzativa, sono concordi nel considerare tre tipi di competenze:

a) competenze di base;

b) competenze tecnico-professionali;

c) competenze trasversali.

Mentre il significato delle prime due è comprensibile anche a livello intuitivo, ci soffermeremo in modo più specifico su quelle trasversali, perché equiparabili a quelle che [...] chiamiamo attitudini.

Le competenze trasversali comprendono l'abilità di diagnosi, di relazione, di problem solving, di decisione, ecc. e in generale, quelle caratteristiche personali che entrano in gioco quando un soggetto si attiva a fronte di una richiesta dell'ambiente organizzativo e che sono ormai ritenute essenziali al fine di produrre la trasformazione da un sapere professionale ad un comportamento lavorativo efficace. Entrano in gioco nelle diverse situazioni lavorative e consentono al soggetto di trasformare i saperi in comportamenti lavorativi efficaci, in contesti specifici. “Competenze trasversali” è l’allocuzione usata per denominare un vasto insieme di abilità della persona, implicato in numerosi tipi di compiti lavorativi, dai più elementari ai più complessi, ed esplicato in situazioni operative tra loro diverse. Le competenze trasversali si trovano al centro del sistema operativo della persona e si connettono, da un lato, alle risorse cognitive (conoscenze) e psicosociali (valori, atteggiamenti, motivazioni, identità) e, dall’altro, alle specifiche esigenze del contesto lavorativo. Il grado di padronanza con cui il soggetto gestisce queste competenze, non solo influenza e modula la qualità della propria prestazione, attraverso le strategie che è in grado di mettere in atto, ma influisce sulla qualità e sulle possibilità di sviluppo delle proprie risorse (conoscenze e rappresentazioni) attraverso la qualità delle informazioni che è in grado di raccogliere, delle relazioni che sa instaurare, dei feed-back che riesce a ottenere e di come sa utilizzarli per riorganizzare la propria conoscenza e capacità operativa.”


Il modello di competenze proposto da Emanuela Del Pianto

“…proponiamo qui di seguito uno schema riassuntivo che evidenzia come, secondo noi, la competenza sia un universo con delle caratteristiche ben precise di complessità (è articolato su più livelli correlati tra di loro), dinamicità (questi livelli sono tra loro comunicanti e interagenti), evolutività (la loro possibilità di crescita è, teoricamente, illimitata).



Abbiamo correlato la competenza della persona alla ormai classica trilogia del sapere (conoscenze di base e tecnico professionali), del saper fare (capacità realizzativa/prestazione efficace) e del saper essere (attitudini personali). Queste ultime, le possiamo denominare competenze trasversali attuali, perché già osservabili e quindi agite dalla persona, per esempio in fase di selezione o valutazione del potenziale.

Abbiamo infine aggiunto due pioli alla scala del sapere, il saper divenire e il saper stare insieme, il primo con gli attributi di adattamento, flessibilità e rinnovamento, e il secondo con la gestione delle diversità, apertura al confronto e team-work. Saper divenire e saper stare insieme le abbiamo configurate nell’ambito delle competenze trasversali potenziali, perché potranno esprimersi mentre la persona matura l’esperienza di convivenza con l’organizzazione.

Osserviamo, infine, come il saper divenire ben si lega all’etimo latino della parola cum-petere, che vuol dire “andare insieme verso” (petere=andare verso e cum=insieme). Dunque, è intrinseco un concetto di azione verso un obiettivo, ma anche di cooperazione con altri, nel farlo.”

Fonte riadattata da Performens s.r.l.s.: Del Pianto, E. (2008) Il Processo di selezione e valutazione del potenziale, Milano: Franco Angeli – pag.33/36

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